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2 maggio 2022

Torta al cacao (per due basi da farcire)


La torta al cacao, a cui potete aggiungere del cioccolato per un gusto più intenso, è un'ottima base da farcire per ideare delle bellissime torte a strati. Vi basterà aggiungere una farcitura su una base e ricoprire con l'altro disco.
Sono belle sia quelle torte dove appunto si vedono tutti gli strati - chiamate naked cake - sia quelle ricoperte e "stuccate" completamente con la panna o un'altra crema.
Per la ricetta mi sono affidata alla Torta senza bilancia, di cui ho rivisitato gli ingredienti per ottenere due basi invece che una sola.
In basso sotto il procedimento trovate dei suggerimenti per le farciture!


Un'altra base ottima per delle torte da farcire:


Ingredienti (per 2 stampi da 18/20 cm)
2 bicchieri di farina 0 o 00
½ di bicchiere (scarso) di cacao amaro
½ di bicchiere di cioccolato, in gocce o scaglie, opzionale*
1 bicchiere di zucchero
1 bicchiere di latte (vaccino, vegetale o acqua)
2 uova
½ bicchiere d’olio di semi o burro fuso
mezza bustina di lievito per dolci
1 cucchiaino di aroma di vaniglia

* Qualora ricopriate la torta con del cioccolato, potete ometterlo nell'impasto, mettendo solo il cacao. Se invecela la farcite con sola crema o panna e volete sentire maggiormente il sapore di cioccolato nella torta, consiglio di metterlo!

Procedimento
Versare le uova, il latte, l'olio, lo zucchero e la vaniglia in una ciotola e mescolate con una frusta (o una forchetta). Poi aggiungete la farina e, setacciandoli con un colino, il cacao e lievito.
Se lo aggiungete, versate il cioccolato in questo momento e mescolate ancora.
Versate metà impasto in una teglia ricoperta di carta da forno o imburrata e infarinata (io uso lo spray staccante apposito per torte) e infornate in forno preriscaldato a 180° per 35 minuti.
Verificate la cottura inserendo uno stecchino che deve uscire pulito, altrimenti prolungate la cottura di 5 minuti.
Ripetete la stessa cosa con l'altra metà di impasto.

Clicca qui per la video ricetta.



Come farcirla? Vi lascio alcune idee!
  • A seconda della farcitura che scegliete (più o meno cremosa e voluminosa) può essere utile inzuppare la torta con un'apposita bagna per torte.
  • Si può spalmare uno strato di nutella o altra crema di nocciole e cioccolato. Oppure una crema di pistacchio. Queste creme spalmabili sono ottime se mischiate con un po' di mascarpone / panna montata / philadelphia, come nel caso del "Frosting libidinoso".
  • Un velo di confettura, magari di albicocche (o arance), e glassando poi la torta con del cioccolato si ottiene praticamente una Sacher.
  • Una crema "bianca" e ariosa, senza uova, come la Camy cream, la fantastica glassa al formaggio cremoso usata per la Carrot cake o una deliziosa Crema di latte.
  • La classica crema pasticcera, che con l'aggiunta di un po' di panna montata diventa una soffice crema diplomatica.
  • Alcune idee un po' diverse dal solito sono la Crema al caffè che ho usato proprio in una bundt al cioccolato; la Ganache al cioccolato, utile anche per ricoprire la torta, o la Ganache al cioccolato bianco.

Per ricoprire i due strati farciti:
potete usare una semplice glassa bianca all'acqua; del cioccolato fuso che una volta solidifcato diventa croccante, o con un pochino di panna affinché resti cremoso.
Altrimenti potete stuccare il tutto con la panna montata o le stesse creme della facitura!
Insomma, largo alla fantasia: potete davvero usare queste basi assecondando i vostri gusti.




Se provi questa ricetta taggami nella torta che farai e la condividerò nelle
Stories di IG @lasignorinafelicita
e nell’album "Ricette rifatte da voi" della mia pagina Facebook.

Baci, Francesca

14 aprile 2022

Pan di ramerino


Il "pan di ramerino" è un piccolo panino fatto con rosmarino (in Toscana lo chiamiamo appunto "ramerino") e olio di oliva,  arricchito dall’uvetta e oggi addolcito leggermente con lo zucchero.
È soffice e molto profumato, ideale da consumare da solo, nel suo delicato contrasto tra dolce e salato, o farcito con salumi o formaggi.

La storia
Il pan di ramerino è diffuso, oltre che a Lucca, anche a Prato, Arezzo e soprattutto a Firenze, dove è più tipico, sebbene la vera ricetta pare sia originaria della Versilia. È una ricetta antica risalente al Medioevo e, tradizionalmente, si preparava nel periodo pasquale, quando un tempo i parroci benedivano il pane nel Giovedì Santo.

La sua forma tipica è quella di un panino un po’ schiacciato e con incisa una croce sopra. Il pane in questione, infatti, è una pietanza di devozione: la croce è chiaramente un simbolo cristiano. Qui permettetemi un appunto: come al solito ci sono le mode e la gente che copia, e sul web si è diffusa l'incisione a forma di tag #, proposta da Juls' kitchen (a cui io stessa mi sono affidata per la ricetta) e riproposta da un centinaio di blogger (anche non toscane).
Io sono sempre per non fermarmi alla prima fonte e cercare maggiori informazioni su una ricetta, e penso di avervi scritto le cose più importanti.
Un altro ingrediente “simbolico” è il rosmarino che, nell’antica Grecia prima e con il cristianesimo poi, era considerato l’emblema dell’immortalità dell’anima. Pare che il pane venisse anticamnete spennellato con un rametto di rosmarino intinto nell'olio, prima della cottura. Mentre il grano e l’uva rappresentano la comunione e simboleggiano la presenza mistica di Cristo.

L'uvetta sultanina da sempre caratterizza i dolci della Lucchesia, in quanto anticamente veniva portata dall’Oriente in cambio delle stoffe che la città di Lucca commerciava.
Pensiamo infatti ad altri dolci di questa zona con l'uvetta: il castagnaccio; la Pasimata, un altro pane pasquale semi-dolce, tipico della Garfagnana; la schiacciata con l’uva (che a Lucca facciamo con l’uva passa invece che con quella fresca); e poi come non ricordare il buccellato, un altro pan dolce aromatizzato con i semi di anice, forse il prodotto più caratteristico di Lucca insieme alle torte co' becchi.

Tutti questi pan dolci tipici della Lucchesia hanno in comune il fatto di essere preparati con un impasto semplice a base di acqua e poco olio, che sostituisce oggi lo strutto usato in tempi più antichi: si tratta in sostanza di una pasta di pane addolcita da zucchero e arricchita da erbe aromatiche e uvetta. Diffidate quindi dalle versioni a base di latte e uova – diffuse nel web – perché potranno garantire un risultato più ricco o soffice ma non sono l’originale!

Nella storica pasticceria Pinelli potete trovare
il Pan di ramerino durante la Settimana Santa

Il sapore
È delicato e al contempo particolare, sicuramente aromatico: a metà tra il dolce e il salato. Sembra una focaccina per via dell’olio d’oliva, ma semi-dolce perché c’è lo zucchero e l'uva sultanina; perfetto gustato da solo o anche con affettati e formaggi, perché questi vengono esaltatati proprio dalla dolcezza dell’impasto.
 
Ve li propongo per la colazione o il pranzo di Pasqua, o per fare dei panini per il picnic di Pasquetta. La ricetta prevede la preparazione di un pre-impasto (la biga) il giorno precedente. Ciò consentirà di ottenere un prodotto più morbido. 




Ingredienti (per 15 panini)
Per la biga
100 g di farina di manitoba o farina forte (350-400 W)
50 g di acqua tiepida
1 g di lievito di birra disidratato o 1.5 di lievito di birra fresco
Per l’impasto 
la biga
2 g di lievito di birra secco o 3 g di lievito di birra fresco
400 g di farina tipo 1 (o 0)
60 g di zucchero di canna
200 g di acqua tiepida
9 g di sale
90 g di olio extra vergine di oliva
125/150 g di uvetta
5 g di aghi di rosmarino
latte per spennellare (se volete anche 1 tuorlo + latte)
Per lo sciroppo per lucidare
50 g di zucchero
50 g di acqua
1 cucchiaino di miele
1 pizzico di vaniglia, opzionale

Procedimento
Per la biga (da preparare la sera prima del giorno stesso)
In una ciotola sciogliete il lievito di birra nell'acqua a temperatura ambiente e aggiungete la farina. Mescolate velocemente fino a incorporare gli ingredienti, poi coprite la ciotola con la pellicola alimentare:
Lasciate maturare l’impasto a temperatura ambiente per 20 - 24 ore.
Tritate il rosmarino con una mezzaluna e scaldatelo nell’olio, spegnendo la fiamma appena iniziano le bollicine. Mettete in una ciotolina e quando è freddo coprite con la pellicola.

Per l’impasto (il giorno stesso)
- Mettete l'uvetta in ammollo in acqua calda sufficiente a coprirla, per un’oretta, affinché si rimpolpi, poi scolatela bene e asciugatela.

- Per i panini, sciogliete il lievito di birra in metà acqua tiepida. Aggiungete quindi la biga, la farina e lo zucchero e impastate bene con il gancio a uncino per circa 5 minuti; solo dopo aggiungete il sale e continuate a impastare aggiungendo la restante acqua finché l'impasto non sarà liscio, sodo e comincerà a incordarsi.
NB: potete anche impastare a mano, serve un po’ più di tempo ma si può comunque raggiungere il risultato.

- Aggiungete poi l'olio e il rosmarino e impastate sempre con il gancio a uncino, a bassa velocità, per una decina di minuti, finché l'impasto non ha assorbito del tutto l'olio, diventa liscio e non troppo appiccicoso incordandosi al gancio.
Negli ultimi 5 minuti aggiungete anche l'uvetta e impastate quel tanto che basta a incorporarla.
Mettete l'impasto in una ciotola unta di olio e lasciatelo rilassare per circa 15 minuti nel forno precedentemente acceso a 30°C e poi spenta con lasciata la luce accesa.
Dopo il riposo, suddividete l'impasto in pezzi pesati 65 g l'uno.

- Procedete poi con la pirlatura: allungate l’impasto sul piano da lavoro portando poi i lembi al centro e “pizzicandoli” sotto la palletta, in modo tale da “chiudere” i lembi. 
Poi ruotate i panini sul piano da lavoro, facendo un movimento veloce e morbido con le mani, senza pressarli troppo sulla superficie (potete cercare “pirlatura panini” su youtube per chiarirvi visivamente le idee).

- Foderate di carta forno due teglie tipo leccarde, e poggiate i panini ben distanziati tra loro in modo che abbiano spazio per crescere. Lasciateli lievitare per circa 45 minuti.

- Dopo spennellate i panini con del latte; incidete poi i panini a croce con un tarocco (se si appiccica, infarinatelo leggermente o bagnatelo con acqua od olio) andando a premere bene quasi fino a tagliare, poi spennellateli nuovamente con altro latte.
Lasciateli lievitare nuovamente per altri 20 minuti circa, o finché non sono quasi raddoppiati di dimensione.

Cottura e lucidatura
Scaldate intanto il forno a 180°C e poi cuocete i panini per circa 15/20 minuti, finché non sono dorati e ben gonfi.
Nel frattempo, preparate lo sciroppo di zucchero facendo bollire per circa 8 minuti a fuoco medio l'acqua con lo zucchero, il miele e il pizzico di vaniglia. Spennellate lo sciroppo sui panini appena li togliete al forno!




Note
- Sono irresistibili mangiati ancora tiepidi, ma si conservano bene per 5 giorni chiusi in una scatola di latta o in una busta a chiusura ermetica, ovviamente perdendo un po’ di fragranza. Io i giorni dopo li gusto passandoli qualche minuto in forno o sul tostapane. 
- Si possono congelare, consumandoli poi una volta scongelati completamente e passati in forno o sul tostapane per scaldarli leggermente.


Di seguito alcune foto che ho scattato nella mia bellissima Lucca



Tutte le foto presenti in questo articolo sono state scattate da me e sono di mia proprietà ©.



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Baci, Francesca


17 gennaio 2022

Castagnaccio


Il castagnaccio è un dolce toscano veramente antico, senza glutine, senza zucchero e senza prodotti animali, quindi anche vegano.
Nella versione originaria si mescolava la farina di castagne semplicemente con acqua, olio e rosmarino. Oggi tradizionalmente si aggiungono pinoli e uvetta ed è così che me lo preparavano i miei nonni. Devo dire che da piccola non amavo il sentore di affumicato che caratterizza la farina di castagne, oggi invece mi piace tatissimo!
Costituisce una merenda sostanziosa o un ottimo fine pasto se accompganato da vin santo o un passito. A volte si guarnisce con della ricotta fresca come si fa con i "necci".

La storia
Pare inventato proprio nella mia città, Lucca, da un certo Pilade, definito “il primo che facesse castagnazzi e di questo ne riportò loda” nell’opera di Ortensio Landi “Commentario delle più notabili et mostruose cose d’Italia e di altri luoghi” (1553). A Lucca viene anche chiamato "Torta di neccio" (che vuol dire castagna). A Firenze e dintorni si chiama migliaccio, nel Pistoiese e nel Pratese si chiama ghirighìo. Nell’Aretino baldino; poi anche pattona, gnaccia, castignà. Questo dolce si è però diffuso anche oltre la Toscana, in tutta la zona appenninica, per l'antica facilità di reperire e produrre la farina di castagne.

E' un dolce molto saziante di origine umile, perché un tempo i castagni abbondavano nelle campagne  e montagne e costituivano un grande sostentamento per tutti. 
Nell’ultimo secolo la superficie occupata dai castagni è diminuita, dunque da cibo dei poveri le castagne e soprattutto la loro farina sono diventate oggi un prodotto costoso, quasi di lusso, infatti il suo costo va dai 5€ in su per ogni ½ kg.

Il periodo migliore per comprarla è da fine novembre a dicembre, questo perché le castagne vengono raccolte a mano, da metà ottobre a inizio novembre, e poi essiccate per 30/40 giorni in appositi edifici - i metati/seccatoi/cannicciaie: al piano terra si fa un fuoco con esclusivamente il legno del castagno, separato da un graticcio dalle castagne che stanno quindi a un piano superiore. Dopodiché vengono sbucciate e poi macinate nei mulini ad acqua locali. Oggi l’essiccazione avviene in maniera industriale.
Da cento chili di castagne fresche si ottengono non più di 25/30 kg di castagne secche e la farina si conserva per pochi mesi. La buona riuscita del castagnaccio dipende quindi dalla farina di castagne usata, che dev'essere "farina nuova", ovvero dell'anno corrente, e locale (sconsiglio quella industriale del supermercato a meno che non viviate in zone prive di castagni). In Garfagnana ha ricevuto il marchio DOP.
[Alcune di queste informazioni storiche sono tratte dal sito dell'AIFB, scritte da Alice Del Re, che ringrazio.]

Come va fatto
Gli aromi
Con il tempo, la versione originaria si è arricchita con i pinoli - più raramente con anche o solo le noci, nelle zone più lontane dal mare - e uvetta, fino a che questa non è diventata la versione tradizionale. Alcune famiglie, a Lucca, mettono le scorzette d'arancia al posto dell'uvetta; dunque quella che vi propongo oggi è una versione che ingloba tutte queste varianti, un castagnaccio davvero speciale e profumato!

Ciò che accomuna tutte le versioni è l’assenza di zucchero, quindi diffidate dalle imitazioni e dalle versioni strane che circolano oggi in rete con aggiunta anche di latte o cioccolato: questo dolce è semplice e tale deve rimanere per poter essere apprezzato; inoltre, essendo la farina di castagne già molto dolce di per sé non occorre aggiungere un dolcificante, infatti in Toscana è nota anche come 'farina dolce'. 

Questione spessore: tradizionalmemte si fa alto circa poco più di 1 cm: deve risultare morbido all'interno e con una legegra crosticina sopra caratterizzata dalle crepe. Esistono comunque diverse altezze a seconda della zona, per esempio a Firenze si fa basso e croccante; non deve superare, però, il cm e mezzo, massimo 2! Perché più alto risulta un "toppone" ed è così infatti che si chiama a Livorno, e non rende in termini di consistenza!

Curiosità: a Lucca, insieme al castagnaccio, d solito si fanno anche i necci, delle piccole "crêpes" senza uova, cotte su un testo e farcite con ricotta fresca. A Lucca potete assaggiarli tutto l'anno nella storica pizzeria "da Felice" in via buia.
Spesso si trovano anche nelle sagre di paese: la più popolare è la "Ballocciorata" presso Pieve di Brancoli, dove oltre alla caldarroste, i ballocciori e del buon vino, vengono serviti i necci con ricotta, o con ricotta e nutella, amati dai più piccoli.

Clicca qui per la video-ricetta.



 Altre ricette con le castagne:
Necci (coming soon)


Ingredienti (per una teglia da 26 cm)
300 g di farina di castagne
400 g di acqua (aumentabile a 420 se la farina dovesse assorbirla molto)
2 cucchiai di olio e.v.o.
75 g di uvetta
40 g di pinoli
30 g di noci (o paripeso pinoli)
aghi di rosmarino q. b.
scorzette d'arancia q. b. opzionale
un pizzico di sale

Procedimento
Accendete il forno a 180°C.
In una ciotola setacciate la farina con un pizzico di sale e versate a poco a poco l'acqua, fino ad inglobarla tutta. Il composto deve risultare tra il liquido e il cremoso: deve "scrivere" se si alza un po' di impasto con il cucchiaio. A questo punto aggiungete l'olio, la frutta secca e l'uvetta, lasciandone un po' da parte per guarnire la superficie del castagnaccio.
Versate quindi il composto in una teglia oliata e disponete sulla superficie gli aghi di rosmarini, quel che resta dell'uvetta e della frutta secca e le scorzette d'arancia (io le ho tagliate a quadratini e le ho ripassate in padella con acqua e zucchero per farle ammorbidire leggermente nello sciroppo, ma potete anche metterle al naturale).
Infornate - abbassando la temperatura a 175°C - per 30 minuti.
La superficie deve creparsi e dorarsi, ma non scurirsi eccessivamente; quindi controllate la cottura negli ultimi minuti.


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Baci, Francesca

16 settembre 2021

Biancomangiare


Il biancomangiare è un dolce al cucchiaio fatto con solo latte, zucchero e amido. Non servono uova per gelificare né gelatina perché l'amido di mais ha un potere addensante. Può essere fatto con la farina al posto dell'amido e con il latte di mandorle (in Sicilia).

Origine e diffusione
È un dolce inserito nella lista dei "Prodotti Agroalimentari Tradizionali" (P.A.T) delle regioni Sicilia, Sardegna e Val d'Aosta. Lo si trova anche  in Piemonte, con il nome di origine francese blan manger. Un altro nome con cui è conosciuto è menjar blanc (in catalano). 
È originario dell'Oriente ed è stato portato in Italia dagli Arabi; in Turchia e in tutto il Medio Oriente è conosciuto sin da tempi remoti. Della preparazione del biancomangiare si ha notizia fin dal Medioevo, quando era una pietanza salata, che spettava ai nobili, e veniva prevalentemente preparata con l'aggiunta di carne e pesci oppure con il lardo, sciolti nel latte di capra o di pecora oppure di mandorle.
Ne troviamo testimonianza anche nell’opera “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi.

Oggi
Nel tempo, questo piatto si è trasformato in un vero e proprio dolce, fatto comunemente sia con latte vaccino che con latte di mandorle. In Sicilia viene spesso servito con dei biscotti sbriciolati e non è rara l'aggiunta di un pizzico di cannella. Altri aromi usati possono essere la vaniglia o la scorza grattugiata di limone.
Essendo un dolce semplice e dal sapore neutro, si presta anche come strato per una crostata moderna.
Io l'ho guarnito con del semplice sciroppo d'acero; ma ci starebbe bene anche una colata di cioccolato fuso oppure è buono anche mangiato da solo nella sua semplicità.


Ingredienti
500 ml di latte (meglio se intero e fresco) o latte di mandorle
14 g di zucchero
20 g di stevia* (sostituibile con altri 60/80 g di zucchero: la quantità potete variarla in base ai vostri gusti)
50 g di maizena (amido di mais)
1 cucchiaino raso di pasta di vaniglia
1 pizzico di cannella

*La stevia va messa 1/3 in meno della quantità di zucchero ma attenzione, il suo sapore è legegrmente "mentolato" e simile alla liquirizia, quindi potrebbe non piacere a tutti.

Procedimento
Mettete in un pentolino la maizena e lo zucchero e mescolate con una frusta a mano; poi aggiungete una piccola parte di latte e "sciogliete" l'amido mescolando bene. 
A questo punto potete versate il resto del latte e aggiungere la vaniglia e la cannella: fate scaldare.
Quando il composto arriva ad ebollizione, fate cuocere mescolando continuamente, fin quando si sarà addensato come se fosse una besciamella poco liquida (ci possono volere circa dai 4 agli 8 minuti).
Poi spegnete il fuoco.
Aspettate giusto un paio di minuti affinché la crema non sia bollente e poi versatela negli stampini. Fate raffreddare prima a temperatura ambiente e poi lasciateli riposare in frigorofero per almeno 3/4 ore.

Il biancomangiare si conserva in frigo per 2/3 giorni.



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9 agosto 2021

Pesche grigliate con crema di ricotta


Oggi vi presento la mia nuova colazione-merenda-pranzo-cena preferita! Ogni momento è buono per gustarsi questo piatto ricco di nutrienti e soprattutto buonissimo!
Senza forno, senza grassi, senza zucchero e volendo anche senza glutine! Perché lo sapete, vero, che la ricotta è un latticino magro e dalle proteine “nobili”?
Dovete provarle perché sono pazzesche! Le consiglio anche come dessert di fine pasto!

Ingredienti
2 pesche (per me senza buccia ma potete lasciarla)
un cucchiaio di olio di semi o burro fuso
200 g circa di ricotta vaccina
1 cucchiaio di miele (o altro dolcificante, a vostro gusto)
scorza grattugiata d mezo limone
mirtilli, granola (=müsli) e timo, per guarnire
sciroppo d'acero o altro miele, per guarnire

Procedimento
Grigliate le pesche precedentemente unte di olio di semi (o burro) sulla bistecchiera di ghisa per 4/5 minuti a lato.
A parte mescolate la ricotta con il miele e la scorza di limone.
Infine guarnite con i mirtilli e un po’ di granola per dare una nota croccante; completate con un filo di sciroppo d’acero e le foglioline di timo per "profumare" il tutto.

Note
- Potete sostituire la ricotta con del mascarpone, con dello yogurt greco, o con del gelato (alla crema, al fior di latte, allo yogurt o quello che preferite).
- Potete sostituire il müsli con altri cereali o con frutta secca a piacere.


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Baci, Francesca

6 maggio 2021

Briochine integrali (senza uova - burro - zucchero)


Le "briochine integrali senza uova - burro - zucchero" nascono dalla voglia di impastare un lievitato per la colazione senza uova perché non le avevo in casa. Ho quindi cercato tra varie ricette e ho deciso di riprodurre quelle di Azzurra, in arte Sprinklesdress.
Per averle anche senza lattosio, vi basterà sostituire il latte e lo yogurt classici con quelli vegetali, per esempio a base di soia o avena.

Ho voluto però "esagerare" togliendo anche lo zucchero. Devo dire che il sapore finale non è per nulla dolce nonostante la mia sostituzione con miele e sciroppo d'acero: ricorda molto il pan brioche integrale, ideale quindi da spalmare con la confettura (per me di fragole) o altre creme.
Tra gli ingredienti però vi lascio anche la dose necessaria dello zucchero per ottenere delle briochine dolci anche da sole.

Se volete velocizzare i tempi di lievitazione, basterà aumentare la dose di lievito (come ho scritto sotto). Io ho preferito metterne poco per avere delle briochine più digeribili e morbide anche nei giorni a seguire.


Ingredienti (per circa 20 pezzi)
150 g di farina integrale
100 g di farina Manitoba
35 g di sciroppo d’acero*
40 g di miele*
1-2 g di lievito di birra secco (o 2-3 g di quello fresco)**
45 g di olio di semi di mais
95 g di latte
40 g di yogurt a temperatura ambiente
sale q. b. 
due pizzichi di cannella, opzionale
mezza tazzina di latte, per spennellare
1 cucchiaio di miele + 2 cucchiai di acqua, per lucidare

* sostituibili del tutto (o in parte) con 55 g di zucchero di canna, per un sapore dolce
** aumentabile a 3-4 g secco (10 g fresco) per far lievitare più velocemente (3-4 ore o fino al raddoppio dell'impasto).

Procedimento
Sciogliete il lievito nel latte tiepido e in una ciotola mescolate le farine con lo zucchero e la cannella.
Quindi sul piano da lavoro o in un’ampia ciotola mettete il mix di farine a forma di fontana e nel centro iniziate a versare il lievito sciolto nel latte, lo yogurt e l'olio.
Iniziate ad impastare e dopo aggiungete un pizzico di sale.
Impastate energicamente per almeno 10/15 minuti fino ad ottenere un panetto morbido, liscio ed elastico. Io ho impastato a mano ma se avete la planetaria fate prima.
Lasciate quindi riposare l'impasto per circa 1 ora a temperatura ambiente o in forno acceso a 30°C e poi spento con luce accesa, in una ciotola capiente coperta da pellicola trasparente, poi trasferitela in frigorifero per tutta la notte.

La mattina estraete la ciotola dal frigo (vedrete che l’impasto è lievitato poco: è normale così), quindi  mettetela in forno acceso a 30°C e poi spento con luce accesa. Lasciatela lì per almeno 3 ore e mezza, fino al raddoppio.
Dopo sgonfiate l'impasto e stendetelo in una sfoglia non troppo sottile.

A questo punto potete dare la forma che volete:
  - per i cornetti arrotolate ogni triangolo su se stesso dalla base fino alla punta;
  - per le treccine fate come ho fatto io: vi basterà fare delle strisce rettangolari e poi intrecciarle tra loro.
Potete intrecciare due strisce piatte (vi verranno delle briochine poco gonfie tipo le merendine "flauti" oppure unire due filoncini di impasto per ottenere delle briochine più gonfie:
  - per fare invece un pan-bauletto, dividete l’impasto in 3 o 4 pezzi e arrotolateli su se stessi, poi appoggiateli l’uno accanto a l’altro all’interno di uno stampo per plumcake.

Disponete quindi le briochine non troppo vicine tra loro su una placca coperta con carta forno.
Lasciate lievitare di nuovo nel forno come prima, per un'altra ora, poi spennellatele con poco latte.

Infornate a 170°/175° C per circa 12/15 minuti.
Appena sfornati, se volete lucidarle spennellate con il cucchiaio di miele stemperato in 2 cucchiai di acqua bollente.

Sono ottimi spalmati con confettura o creme spalmabili. Dopo qualche giorno consiglio di scaldarli appena su un tostapane o in forno prima di servirli, saranno nuovamente fragranti.




Note (dal blog di Azzurra):
“Potete congelare le briochine da crude, subito prima dell'ultima lievitazione. Quando vorrete gustarli vi basterà estrarli dal freezer, lasciarli scongelare a temperatura ambiente e aspettare che lievitino fino al raddoppio del volume (meglio se li ponete in un luogo caldo) per poi procedere con la cottura”.



Se la rifate, taggatemi e vi inserirò nelle Stories su IG @lasignorinafelicita
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Baci, Francesca


9 aprile 2021

Salame di cioccolato (senza burro né uova)


Il salame di cioccolato è un dolce classico della tradizione italiana e la sua particolarità sta nell'esecuzione: è di un facile che può farlo anche un bambino. Non so se sia nato come dolce di riciclo, essendo in passato il cacao e il cioccolato alimenti non alla portata di tutti, ma sicuramente oggi lo si può considerare tale in quanto si può fare anche con un mix di biscotti che abbiamo in casa o con torte avanzate.
Quello classico prevede burro e uova ma io ve lo propongo senza questi due ingredienti, sostituiti dal mascarpone. 
Potete anche aggiungere della frutta secca, se vi piace.

Ingredienti
165 g di mascarpone
35 g di latte
1 cucchiaio di zucchero (opzionale)
225 g di biscotti secchi
150 g di cioccolato (io fondente) oppure 3 cucchiai di cacao
1 pizzico di sale
zucchero a velo q. b. per guarnire (opzionale)

Procedimento
Sciogliete a bagnomaria il cioccolato.
Nel frattempo, mescolate con una frusta a mano il mascarpone con il latte fino ad aver sciolto eventuali grumi. (Se usate il cacao al posto del cioccolato, versatelo ora e mescolate bene).
In un’altra ciotola sbriciolate i biscotti a pezzetti di circa ½ cm e aggiungete un pizzico di sale.
Una volta che il cioccolato si è sciolto e intiepidito, versatelo nel mascarpone e mescolate bene. Aggiungete i biscotti sbriciolati e mescolate il tutto formando una sorta di impasto.
Versatelo sopra un “foglio” di pellicola per alimenti e formate un salsicciotto lungo. Chiudete bene i bordi a caramella e mettete a riposare in frigorifero per almeno 1 ora e mezza.
Dopo passate il salame sullo zucchero a velo e tagliatelo a fette.
Si conserva in frigorifero per 3 o 4 giorni. Toglietelo dal frigo 5 minuti prima di servirlo perché non sia troppo freddo.



Se lo rifate, taggatemi nella foto.
Vi inserirò nelle Stories in evidenza sul mio profilo @lasignorinafelicita
e nell’album "Ricette rifatte da voi" sulla mia pagina Facebook.

Baci, Francesca