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17 gennaio 2022

Castagnaccio


Il castagnaccio è un dolce toscano veramente antico, senza glutine, senza zucchero e senza prodotti animali, quindi anche vegano.
Nella versione originaria si mescolava la farina di castagne semplicemente con acqua, olio e rosmarino. Oggi tradizionalmente si aggiungono pinoli e uvetta ed è così che me lo preparavano i miei nonni. Devo dire che da piccola non amavo il sentore di affumicato che caratterizza la farina di castagne, oggi invece mi piace tatissimo!
Costituisce una merenda sostanziosa o un ottimo fine pasto se accompganato da vin santo o un passito. A volte si guarnisce con della ricotta fresca come si fa con i "necci".

La storia
Pare inventato proprio nella mia città, Lucca, da un certo Pilade, definito “il primo che facesse castagnazzi e di questo ne riportò loda” nell’opera di Ortensio Landi “Commentario delle più notabili et mostruose cose d’Italia e di altri luoghi” (1553). A Lucca viene anche chiamato "Torta di neccio" (che vuol dire castagna). A Firenze e dintorni si chiama migliaccio, nel Pistoiese e nel Pratese si chiama ghirighìo. Nell’Aretino baldino; poi anche pattona, gnaccia, castignà. Questo dolce si è però diffuso anche oltre la Toscana, in tutta la zona appenninica, per l'antica facilità di reperire e produrre la farina di castagne.

E' un dolce molto saziante di origine umile, perché un tempo i castagni abbondavano nelle campagne  e montagne e costituivano un grande sostentamento per tutti. 
Nell’ultimo secolo la superficie occupata dai castagni è diminuita, dunque da cibo dei poveri le castagne e soprattutto la loro farina sono diventate oggi un prodotto costoso, quasi di lusso, infatti il suo costo va dai 5€ in su per ogni ½ kg.

Il periodo migliore per comprarla è da fine novembre a dicembre, questo perché le castagne vengono raccolte a mano, da metà ottobre a inizio novembre, e poi essiccate per 30/40 giorni in appositi edifici - i metati/seccatoi/cannicciaie: al piano terra si fa un fuoco con esclusivamente il legno del castagno, separato da un graticcio dalle castagne che stanno quindi a un piano superiore. Dopodiché vengono sbucciate e poi macinate nei mulini ad acqua locali. Oggi l’essiccazione avviene in maniera industriale.
Da cento chili di castagne fresche si ottengono non più di 25/30 kg di castagne secche e la farina si conserva per pochi mesi. La buona riuscita del castagnaccio dipende quindi dalla farina di castagne usata, che dev'essere "farina nuova", ovvero dell'anno corrente, e locale (sconsiglio quella industriale del supermercato a meno che non viviate in zone prive di castagni). In Garfagnana ha ricevuto il marchio DOP.
[Alcune di queste informazioni storiche sono tratte dal sito dell'AIFB, scritte da Alice Del Re, che ringrazio.]

Come va fatto
Gli aromi
Con il tempo, la versione originaria si è arricchita con i pinoli - più raramente con anche o solo le noci, nelle zone più lontane dal mare - e uvetta, fino a che questa non è diventata la versione tradizionale. Alcune famiglie, a Lucca, mettono le scorzette d'arancia al posto dell'uvetta; dunque quella che vi propongo oggi è una versione che ingloba tutte queste varianti, un castagnaccio davvero speciale e profumato!

Ciò che accomuna tutte le versioni è l’assenza di zucchero, quindi diffidate dalle imitazioni e dalle versioni strane che circolano oggi in rete con aggiunta anche di latte o cioccolato: questo dolce è semplice e tale deve rimanere per poter essere apprezzato; inoltre, essendo la farina di castagne già molto dolce di per sé non occorre aggiungere un dolcificante, infatti in Toscana è nota anche come 'farina dolce'. 

Questione spessore: tradizionalmemte si fa alto circa poco più di 1 cm: deve risultare morbido all'interno e con una legegra crosticina sopra caratterizzata dalle crepe. Esistono comunque diverse altezze a seconda della zona, per esempio a Firenze si fa basso e croccante; non deve superare, però, il cm e mezzo, massimo 2! Perché più alto risulta un "toppone" ed è così infatti che si chiama a Livorno, e non rende in termini di consistenza!

Curiosità: a Lucca, insieme al castagnaccio, d solito si fanno anche i necci, delle piccole "crêpes" senza uova, cotte su un testo e farcite con ricotta fresca. A Lucca potete assaggiarli tutto l'anno nella storica pizzeria "da Felice" in via buia.
Spesso si trovano anche nelle sagre di paese: la più popolare è la "Ballocciorata" presso Pieve di Brancoli, dove oltre alla caldarroste, i ballocciori e del buon vino, vengono serviti i necci con ricotta, o con ricotta e nutella, amati dai più piccoli.

Clicca qui per la video-ricetta.



 Altre ricette con le castagne:
Necci (coming soon)


Ingredienti (per una teglia da 26 cm)
300 g di farina di castagne
400 g di acqua (aumentabile a 420 se la farina dovesse assorbirla molto)
2 cucchiai di olio e.v.o.
75 g di uvetta
40 g di pinoli
30 g di noci (o paripeso pinoli)
aghi di rosmarino q. b.
scorzette d'arancia q. b. opzionale
un pizzico di sale

Procedimento
Accendete il forno a 180°C.
In una ciotola setacciate la farina con un pizzico di sale e versate a poco a poco l'acqua, fino ad inglobarla tutta. Il composto deve risultare tra il liquido e il cremoso: deve "scrivere" se si alza un po' di impasto con il cucchiaio. A questo punto aggiungete l'olio, la frutta secca e l'uvetta, lasciandone un po' da parte per guarnire la superficie del castagnaccio.
Versate quindi il composto in una teglia oliata e disponete sulla superficie gli aghi di rosmarini, quel che resta dell'uvetta e della frutta secca e le scorzette d'arancia (io le ho tagliate a quadratini e le ho ripassate in padella con acqua e zucchero per farle ammorbidire leggermente nello sciroppo, ma potete anche metterle al naturale).
Infornate - abbassando la temperatura a 175°C - per 30 minuti.
La superficie deve creparsi e dorarsi, ma non scurirsi eccessivamente; quindi controllate la cottura negli ultimi minuti.


Se lo provi taggami nella foto che condividerò nelle Stories di IG @lasignorinafelicita
e nell’album "Ricette rifatte da voi" della mia pagina Facebook.

Baci, Francesca

16 settembre 2021

Biancomangiare


Il biancomangiare è un dolce al cucchiaio fatto con solo latte, zucchero e amido. Non servono uova per gelificare né gelatina perché l'amido di mais ha un potere addensante. Può essere fatto con la farina al posto dell'amido e con il latte di mandorle (in Sicilia).

Origine e diffusione
È un dolce inserito nella lista dei "Prodotti Agroalimentari Tradizionali" (P.A.T) delle regioni Sicilia, Sardegna e Val d'Aosta. Lo si trova anche  in Piemonte, con il nome di origine francese blan manger. Un altro nome con cui è conosciuto è menjar blanc (in catalano). 
È originario dell'Oriente ed è stato portato in Italia dagli Arabi; in Turchia e in tutto il Medio Oriente è conosciuto sin da tempi remoti. Della preparazione del biancomangiare si ha notizia fin dal Medioevo, quando era una pietanza salata, che spettava ai nobili, e veniva prevalentemente preparata con l'aggiunta di carne e pesci oppure con il lardo, sciolti nel latte di capra o di pecora oppure di mandorle.
Ne troviamo testimonianza anche nell’opera “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi.

Oggi
Nel tempo, questo piatto si è trasformato in un vero e proprio dolce, fatto comunemente sia con latte vaccino che con latte di mandorle. In Sicilia viene spesso servito con dei biscotti sbriciolati e non è rara l'aggiunta di un pizzico di cannella. Altri aromi usati possono essere la vaniglia o la scorza grattugiata di limone.
Essendo un dolce semplice e dal sapore neutro, si presta anche come strato per una crostata moderna.
Io l'ho guarnito con del semplice sciroppo d'acero; ma ci starebbe bene anche una colata di cioccolato fuso oppure è buono anche mangiato da solo nella sua semplicità.


Ingredienti
500 ml di latte (meglio se intero e fresco) o latte di mandorle
14 g di zucchero
20 g di stevia* (sostituibile con altri 60/80 g di zucchero: la quantità potete variarla in base ai vostri gusti)
50 g di maizena (amido di mais)
1 cucchiaino raso di pasta di vaniglia
1 pizzico di cannella

*La stevia va messa 1/3 in meno della quantità di zucchero ma attenzione, il suo sapore è legegrmente "mentolato" e simile alla liquirizia, quindi potrebbe non piacere a tutti.

Procedimento
Mettete in un pentolino la maizena e lo zucchero e mescolate con una frusta a mano; poi aggiungete una piccola parte di latte e "sciogliete" l'amido mescolando bene. 
A questo punto potete versate il resto del latte e aggiungere la vaniglia e la cannella: fate scaldare.
Quando il composto arriva ad ebollizione, fate cuocere mescolando continuamente, fin quando si sarà addensato come se fosse una besciamella poco liquida (ci possono volere circa dai 4 agli 8 minuti).
Poi spegnete il fuoco.
Aspettate giusto un paio di minuti affinché la crema non sia bollente e poi versatela negli stampini. Fate raffreddare prima a temperatura ambiente e poi lasciateli riposare in frigorofero per almeno 3/4 ore.

Il biancomangiare si conserva in frigo per 2/3 giorni.



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Baci, Francesca

26 luglio 2021

Crema di zucchine fredda



La crema di zucchine fredda è un primo piatto rinfrescante, diuretico e ricco di vitamine. Il sapore è delicato e gustoso nonostante sia un piatto vegano e light. 

Vi suggerisco comunque alcuni dressing (= un composto cremoso usato come condimento per zuppe, insalate, ecc) con cui arricchire la crema:
- guarnire con una cucchiaiata di panna, ricotta o yogurt greco mischiati appena con dell'olio, un pizzico di sale e di pepe.
- aggiungere, sopra il piatto, uno spiedino di gamberi saltati in padella con lime e pepe o grigliati o al forno. In alternativa anche sono perfetti anche dei cubetti di salmone fresco cotto.
- aggiungere dei "quadratini" di prosciutto crudo o speck croccanti: basta saltarli in padella con dell'olio.
- per variare si può usare del pecorino o della ricotta salata grattugiati al posto del Parmigiano.
- si può guarnire anche con i classici crostini di pane e non si sbaglia!

Come spesso accade per molti primi piatti, anche questo si presta bene anche come antipasto! Vi basterà servirlo in delle coppette più piccole come monoporzioni e voilà.


Altre ricette imperdibili con le zucchine:


Ingredienti
500 g di zucchine (pulite e tagliate)
un pezzetto di cipolla di Tropea
una patata piccola come un uovo o più piccola (opzionale ma dà la consistenza giusta)
4 mestoli d’acqua salata calda o brodo vegetale caldo
1 spicchio di aglio fresco
2 rametti di timo
10 foglie di basilico
qualche fogliolina di prezzemolo e menta
2 cucchiai abbondanti di Parmigiano
olio evo q. b.
sale q. b.
semi (di chia) per guarnire


Procedimento
Lavate le zucchine e la patata e tagliate a pezzetti entrambi.
Tritate la cipolla e in una pentola fatela appassire insime a unfilo d'olio e a 1 cucchiaio di acqua, da aggiungere se si dovesse attaccare.

TIP: aggiungendo un goccio d'acqua all'olio si ottengono soffritti più leggeri.

Aggiungete anche lo spicchio di'aglio schiacciato.
Dopo qualche minuto aggiungete le verdure e fate cuocere a fuoco medio per 10 minuti, mescolando spesso.
Passato questo lasso di tempo, togliete l'aglio (se non vi piace) e aggiungete l'acqua o il brodo e coprite con il coperchio, lasciando cuocere per altri 20 minuti.
Fate raffreddare completamente. Dopodiché potrete aggiungere ora il basilico e le altre erbe aromatiche.

TIP: le erbe aromatiche, non cuocendo, mantengono inalterato il loro sapore.

Frullate il tutto conil minipimer o nel frullatore. Se la consistenza vi risulta troppo densa, potete aggiungere mezzo mestolo di acqua o brodo: per me era perfetta così.

Per guarnire ho aggiunto un filo d'olio a crudo, foglioline di basilico e menta e semi di chia.


NB: Si conserva fino al giorno dopo in frigorifero.


Ringrazio E' quasi magia in cucina per questa ricetta.



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Baci, Francesca

29 agosto 2020

Pomodori ripieni al forno


I pomodori ripieni sono un classico della cucina estiva italiana: a Roma per esempio vengono fatti insieme alle patate! In questo caso invece di esser farciti in modo tradizionale con il riso, viene usata la quinoa! E' considerato un cereale ma in realtà non lo è, è una pianta priva di glutine e ricca di proteine, quindi ha un'alto potere saziante.

Ciò che rende buonissima questa ricetta è la presenza del formaggio, che può esere variato a seconda dei gusti: da uno stagionato come il pecorino o il caciocavallo, a uno cremoso come lo stracchino. Io ho usato la provola e ci sta d'incanto.

Ringrazio Sabina per questa bella ricetta!



Ingredienti

6 pomodori ramati

150 g circa di quinoa tricolore (o riso)

1 cipollotto o mezza cipolla

50 g di parmigiano facoltativo

70 g di formaggio a pasta filante (io provola)

prezzemolo q. b.

basilico q. b.

olio evo

sale e pepe q. b.


Procedimento

Cuocete la quinoa seguendo le indicazioni della confezione, ma spegnendo la fiamma qualche minuto prima visto che continuerà la cottura in forno (quindi circa 15 minuti messa in una pentola con una quantità d'acqua salata pari al doppio del suo peso).

Tagliate la calotta superiore (con il suo picciolo) dei pomodori lavati; svuotate l'interno con uno scavino o un cucchiaio, mettendola da parte. Poi mettete a sdcolare a testa in giù i pomodir svuotati.

In una padella fate soffriggere il cipollotto e aggiungete la polpa interna dei pomodori tritata, facendola rapprendere; aggiungete un trito di prezzemolo e basilico e condite con sale e pepe.

Aggiungete la quinoa, il formaggio tagliato cubetti e il parmigiano.

Salate leggermente l'interno dei pomodori e riempiteli con la quinoa pressando bene; adagiate qualche cubetto di formaggio e posate la calotta sopra.

Metteteli sulla teglia (un consiglio se non dovessero stare bene in piedi: potete tagliare una piccola fetta sulla base in modo da pareggiarli e togliere la parte stondata che li rende "traballanti"); infornateli in forno preriscaldato a 180°C per 30 minuti.


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Alla prossima ricetta! :-*